Costruire la monarchia commerciante. Expertise, saperi e procedure di governo nei regni di Napoli e Sicilia (1734-46)

Università di Foggia
Dipartimento di Scienze Sociali
BAE – sala riunioni

16 gennaio 2026
11.00 – 18.00

Il periodo 1734-1746 è considerato unanimemente dalla storiografia come una fase di coraggioso intervento della nuova monarchia indipendente borbonica sul piano delle riforme delle istituzioni e dello statu quo. A prescindere dai suoi esiti, il primo riformismo borbonico fu orientato all’applicazione di modelli di governo già in corso di sperimentazione nelle monarchie coeve europee, volti alla crescita del commercio in un quadro di competizione internazionale. Elemento costitutivo del nuovo paradigma di governo, non più informato alla prudenza ma alla trasformazione dell’esistente, è la definizione del ‘commercio’ come materia di governo e il coinvolgimento nelle procedure decisionali di portatori di saperi del ‘commercio’: non solo e non tanto quelli tecnici e mercantili, a vario titolo coinvolti tanto nel diffuso fenomeno del progettismo quanto negli organismi consultivi che segnano la stagione tardo-mercantilistica, ma anche saperi economici in senso più alto, i cui linguaggi e la cui episteme irrompono nella testualità delle consulte di governo. Definiamo questi saperi come expertise, ovvero una competenza non basata sulla pratica, bensì su linguaggi universalistici che si avvicinano a quelli della repubblica delle lettere ma che emergono all’interno della macchina amministrativa, chiamati a legittimare il comando sovrano e connessi alla produzione del diritto positivo tardo-mercantilistico. Continua a leggere

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Comunicato congiunto sulle linee guida per l’insegnamento della storia

Pubblichiamo il comunicato congiunto delle Società storiche in merito alla nomina della commissione sulla riforma dei programmi scolastici voluta dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

A partire dallo scorso autunno il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato in più occasioni l’intenzione di rivedere i programmi scolastici sviluppando «quel pensiero critico con cui affrontare la complessità del nostro tempo, in un mondo in continuo cambiamento». A tale fine il ministro ha sostenuto a suo tempo la centralità che in questo disegno dovrebbe ricoprire lo studio della storia e della geografia. Il Ministro sta procedendo ora alla nomina di una Commissione incaricata di «formulare proposte per la revisione delle Indicazioni nazionali e delle linee guida» relative a tutti i cicli scolastici, dalle scuole elementari fino all’esame di maturità. Le Società degli storici e delle storiche da noi presiedute constatano con sorpresa e rammarico che tale commissione è composta solo ed esclusivamente da pedagogisti e pedagogiste, senza neppure la partecipazione di un solo membro riconducibile
all’insegnamento della Storia e di altre discipline insegnate nei cicli scolastici della Scuola  italiana. Le Società degli storici e delle storiche da noi qui rappresentate sono convinte che ogni disciplina abbia un metodo di insegnamento specifico e non esista dunque un metodo di insegnamento universale applicabile a ogni materia. Auspicano pertanto che questa distorsione possa essere corretta nell’immediato futuro attraverso forme di sistematica e istituzionale collaborazione con le Società stesse, e chiedono al Ministro la partecipazione diretta dei presidenti o di loro delegati nell’eventuale formazione di sottocommissioni e nella loro audizione presso la Commissione, al fine di esprimere pareri e indirizzi.

9 maggio 2024

Cusgr (Consulta universitaria di Storia greca e romana), Sismed (Società italiana per la Storia medievale), Sisem (Società italiana per la storia dell’età moderna), Sissco.

Hanno aderito: SiDidaSt (Società italiana di didattica della storia), Sisi (Società italiana di Storia internazionale), Sis (Società italiana delle storiche), Aiph (Associazione italiana di Public History), Sissi (Società italiana per lo studio della Storia delle istituzioni), Sisam (Società italiana di Storia ambientale), Sislav (Società italiana di Storia del lavoro).

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Storia di un prigioniero italiano della Seconda guerra mondiale

di Pietro Simone Canale

La storia di Giuseppe Minneci è stata finora pressoché ignota, ma non del tutto insolita. Durante la Seconda guerra mondiale, insieme a molti altri soldati italiani, egli fu catturato dagli inglesi nelle disastrose disfatte militari italiane in Nord Africa e recluso nei campi di prigionia che si trovavano nell’Impero britannico.

Quella del soldato casteldaccese è la vicenda dei POW (Prisoners of War), finora poco studiata, sebbene esistano importanti opere storiografiche su di essa e un’interessante memorialistica di coloro che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, ebbero la fortuna di rientrare in Italia dalla prigionia.

Il fenomeno dei POW non deve essere confuso però con quello degli IMI (Internati Militari Italiani) rinchiusi nei lager nazisti, poiché diverse sono le loro caratteristiche.

La triste storia, qui riportata, è parte della storia militare della Seconda guerra mondiale, ma è nello stesso tempo un piccolo contributo alla storia sociale italiana del Ventennio ed in particolare del Meridione sotto la dittatura. Quella di Minneci è uno dei tanti frammenti di storia collettiva.

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Pesi e misure siciliane da riformare. Una questione ottocentesca

Pesi e misure siciliane da riformare. Una questione ottocentesca

Nell’Europa in trasformazione il Regno di Sicilia è chiamato a razionalizzare e modernizzare i suoi sistemi metrici e ponderali attraverso un vivace dibattito e una complessa riforma

Come nascono le unità di misura?

Non sempre capita di chiedersi da dove provengano le unità di misura, come siano nate e come si siano diffuse all’interno di una società. Eppure, utilizziamo quotidianamente complessi sistemi di misura per ottenere la lunghezza di una mensola, chiedere tre etti di prosciutto al droghiere, lamentarsi del prezzo di un litro di benzina. Questi sistemi che oggi usiamo con naturalezza a padronanza, tuttavia, non sono sempre stati uguali nel corso dei secoli. Il sistema metrico decimale, ad esempio, è adottato oggi in tutto il mondo con l’eccezione degli Stati Uniti e di qualche altra nazione, ma non è stato sempre utilizzato. Esso fu elaborato e applicato in Francia alla fine del diciottesimo secolo e fu alla lunga preferito per la sua scientificità, precisione e coerenza. Prima della sua introduzione però, in Europa erano in uso sistemi “a misura d’uomo” (il piede, il palmo, il pollice, ecc.), i quali erano caratterizzati da sistemi numerici molto più complessi di quelli odierni. Inoltre, questi variavano da regione a regione, o addirittura da città a città. Continua a leggere

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Consulte, rappresentanze, progetti per l’economia del Regno di Napoli

CONSULTE, RAPPRESENTANZE, progetti per l’economia del Regno di Napoli. I. 1734-1739, a cura di Daniela Ciccolella, Alida Clemente e Biagio Salvemini, Roma, CNR Edizioni, 2021, XXV+984 pp., ISBN 9788880804451.

Consulte, rappresentanze, progetti per l’economia del Regno di Napoli è un volume edito dal Centro Nazionale delle Ricerche e finanziato dal programma PRIN 2015 (Progetti di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale). È parte del più ampio progetto di ricerca Alla ricerca del “negoziante patriota”. Mercantilismi, moralità economiche e mercanti dell’Europa mediterranea (secoli XVII-XIX) dell’Unità di ricerca di Napoli con sede presso l’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’.

Il primo volume edito dall’equipe di ricerca è dedicato alla pubblicazione di documenti d’archivio prodotti nel Regno di Napoli dagli apparati centrali del governo borbonico negli anni dal 1734 al 1739. Si tratta di una ricerca di tipo intensivo in cui i soggetti istituzionali sono ben definiti, gli anni sono circoscritti e la selezione riguarda un gruppo delimitato di fonti per un totale di 330 testi pubblicati che riguardano il commercio nel Regno di Napoli: consulte (pareri richiesti dal sovrano in vista della produzione di norme), rappresentanze (documenti prodotti di propria iniziativa da diversi soggetti istituzionali), relazioni di consoli, suppliche, rapporti tecnici, progetti di terzi o di organi periferici o anche proposte da parte di chi vuole ottenere nomine o privilegi. Continua a leggere

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1917. L’anno della rivoluzione di A. D’Orsi

Angelo D’ORSI, 1917. L’anno della rivoluzione, Bari-Roma, Laterza. 2016, 268 pp., [i Robinson/Letture].

Raccontare un secolo raccontando un anno
Gli accadimenti del 1917 costituiscono il prologo degli eventi di un intero secolo, il Novecento. Attraverso gli eventi di questo anno è possibile raccontare l’Occidente narrando gli eventi, e nemmeno tutti, di un anno. Il volume è organizzato come un percorso tra i dodici mesi, disposti in un rigoroso ordine temporale. L’anno 1917 mostra il volto del secolo Novecento. Il XX secolo è il secolo del trionfo e del declino, il secolo della speranza e della sconfitta, il secolo della contraddizione e dell’illusione. Tutto ciò se accettiamo il principio che un fatto storico si definisce e si misuri non per ciò che è, ma per ciò che produce. Nel 1917 sono tanti i fatti storici, dalla Casa Bianca a Caporetto, da Fatima a Gerusalemme, dal Palazzo d’Inverno a Montecitorio, da Passchendaele ad Halifax, intrinsecamente collegati e mai isolati, anche quelli tra i più distanti e arbitrari, ma che contribuiscono a dare forma e connotazione al secolo che seguirà. Una lunga linea collega le nazioni belligeranti e le masse condotte al macello: la linea del fronte che nella trincea ha il suo massimo ed esasperato esempio. Continua a leggere

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Inventario dell’Archivio storico della CGIL (1944-1986)

Avatar di EFRepertorio di risorse web a cura della Biblioteca di Filosofia e storia dell'Università di Pisa

Tra le pubblicazioni degli Archivi di Stato scaricabili gratuitamente (>> vai al catalogo completo sul sito della Direzione generale degli Archivi) segnaliamo l’Inventario dell’Archivio storico della C.G.I.L., pubblicato in più volumi tra il 2002 e il 2011.

Dalla premessa al primo volume:

Gli archivi sindacali sono in generale un tassello con siderevole del patrimonio archivistico nazionale e pertanto meritano tutta l’attenzione possibile da parte di archivisti e studiosi. L’archivio della Cgil in particolare costituisce senza dubbio una fonte di primaria importanza per la storia del movimento operaio, del lavoro e dell’industria, della società italiana nel secondo dopoguerra.

Non accade spesso di trovare archivi così compatti e strutturati come quello della Cgil, che fin dall’inizio ebbe l’accortezza non solo di approntare titolari di classificazione, ma anche di aggiornarli nel corso degli anni. E’ proprio la presenza di questi strumenti che ha consentito di ricostruire un archivio molto simile…

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Il significato filosofico di Napoleone di L. Mascilli Migliorini

Lo storico Luigi Mascilli Migliorini, direttore della Rivista italiana di studi napoleonici, intervistato in occasione del duecentesimo anniversario della morte di Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 1769 – Isola di Sant’Elena, 1821), parla delle più importanti interpretazioni che di questo personaggio storico hanno dato i filosofi nel XIX  e XX secolo. Con la celebre espressione “Ho visto lo spirito del mondo passare a cavallo”, che Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda 1770 – Berlino 1831) pronuncia dopo la battaglia di Jena, comincia l’avventura filosofica del personaggio Napoleone. secondo Mascilli Migliorini, Hegel aveva compreso il significato filosofico di Napoleone e della rivoluzione francese.

François-René de Chateaubriand (Saint-Malo 1768 – Parigi 1848) quando parla del rapporto tra Napoleone e la rivoluzione usa l’immagine del nodo di Gordio, che Napoleone riesce a sciogliere, aiutando la rivoluzione a comprendersi e a diventare un’azione nella storia. Attraverso Napoleone la rivoluzione, un processo collettivo, si incarna in un uomo.

Friedrich Wilhelm Nietzsche (Röcken, 1844 – Weimar 1900) fa entrare nel XX secolo Napoleone, come incarnazione della capacità dell’uomo di dare alla dimensione dell’umano la sua più profonda intensità e questo non tanto nelle sue vittorie, quanto piuttosto nelle sconfitte, perché è nella caduta che l’uomo conosce meglio sé stesso.

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Questo ucciderà quello. Il libro ucciderà l’edificio

di Pietro Simone Canale

Una lunga e inattesa digressione in Notre-Dame de Paris, rivela i timori di un ecclesiastico del XV secolo, salvo poi rivelarsi un’interessante riflessione sull’invenzione della stampa.

Il II capitolo del V libro di Notre-Dame de Paris

Nel celebre romanzo di Victor Hugo (Besançon, 1802 – Parigi 1885), Notre-Dame de Paris, passa sovente inosservato il II capitolo del libro quinto, Questo ucciderà quello. Pubblicato nel 1831, il romanzo, dal quale sono stati tratti musical e lungometraggi, narra le vicende intrecciate di Quasimodo, più noto come il gobbo di Notre-Dame, Esmeralda, una giovane cresciuta in una comunità zingara, e l’arcidiacono della cattedrale parigina, Claude Frollo. Tralasciando le vicende dei personaggi testé citati, ambientate nella Parigi del 1482, al tempo del re Luigi XI, è interessante fare riferimento al capitolo citato sopra. Si tratta di una lunga digressione sulle «enigmatiche parole» dell’arcidiacono: «Questo ucciderà quello. Il libro ucciderà l’edificio». [1] Hugo fa apparire inizialmente questo pensiero come il timore di un ecclesiastico contrario alla nuova invenzione della stampa a caratteri mobili: secondo Frollo, l’avvento di questa innovazione tecnologica “ucciderà” la chiesa. Il torchio luccicante di Gutenberg è visto come l’ariete che farà crollare la Torre. Continuando nella lettura del capitolo, la questione si fa tuttavia interessante e merita di essere seguita. Il romanziere la chiama una visione filosofica ed essa non è più il frutto delle paure conservatrici di un prete, ma il pensiero dell’artista e del sapiente. Continua a leggere

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Il segno, la scrittura e l’alfabeto: una storia mediterranea

di Pietro Simone Canale

Il segno è la traccia lasciata volontariamente dall’uomo. La volontà corrisponde alla necessità di mantenere fermo il ricordo o la prova di un’azione, di un desiderio, di una paura nella memoria (ecco perché gli uomini ancora oggi lasciano segno della propria volontà con una firma).

Nel suo Viaggio con Erodoto, Ryszard Kapuściński (Pinsk, 1932 – Varsavia, 2007) si chiedeva durante un soggiorno di lavoro in Cina da dove fosse nata la Babele alfabetica che ancora oggi esiste, indipendentemente dalle lingue e dai dialetti parlati. Per il reporter polacco tutto ha inizio da un segno «tracciato per ricordarsi qualcosa, per comunicare un fatto a qualcun altro, per marcare un oggetto o un territorio». [1] Le domande del giornalista, angosciato dalle barriere linguistiche nei suoi primi viaggi in Asia, sono più che legittime e sono ancora oggi oggetto di studio per linguisti, paleografi e archeologi: «Ma perché la gente indicava un medesimo oggetto con segni completamente diversi? Un uomo, una montagna o un albero erano gli stessi in tutto il mondo: eppure ogni alfabeto li definiva con simboli, figure o lettere differenti. Perché? Per quale ragione colui che, volendo per la prima volta descrivere un fiore, in una certa cultura aveva tracciato un trattino verticale, in un’altra un cerchietto e, in un’altra ancora, due trattini e un cono? Erano decisioni prese dal singolo, o dalla collettività? Venivano discusse intorno al fuoco? Confermate dal consiglio di famiglia o da una riunione tribale? Si consultavano gli anziani? Gli stregoni? Gli indovini?». [2] A questi interrogativi il giornalista non dà risposte, ma fatalmente aggiunge che una volta tracciato il primo segno il processo non poté essere più fermato. Da un semplice trattino fatto a destra piuttosto che a sinistra sono vennero fuori «tutte le altre cose, sempre più complesse e ingegnose». Una «logica infernale» ha fatto in modo che col tempo «il sistema si complicasse, diventasse sempre più ostico per i non iniziati, arrivando addirittura […] a non lasciarsi più decifrare». [3] Continua a leggere

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